
La folla assiepata sul National Mall
Washington D.C. – Sono cominciati durante il weekend i festeggiamenti per l’insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca. La quattro giorni festiva ha travolto la capitale federale americana gia’ da venerdi’ sera, quando le strade di Washington si sono riempite di gente, molti residenti e migliaia di visitatori, che hanno preso d’assalto ristortanti, bar e i tanti gala organizzati in onore del 44imo presidente degli Stati Uniti.
Solo 10 di questi gala sono considerati ufficiali e si terranno tutti contemporaneamente martedi’ sera per un ristretto gruppo di ospiti di eccellenza. Obama e la moglie Michelle sono attesi a tutti e dieci e potrebbe capitargli quello che accadde nel 1992 a Bill Clinton, quando assieme a Hillary, dovette ballare la stessa canzone ad ognuna delle feste a cui era stato invitato.
Altre feste di gala non ufficiali, pero’, si sono tenute in giro per la citta’ proprio a partire da venerdi’ sera, ad esempio quelle organizzate dal Huffington Post, da The New Republic, da DC for Obama, dal magazine afro-americano The Root, da alcune delle organizzazioni che rappresentato i cinquanta stati dell’unione qui a Washington e, sopratutto, in decine e decine di abitazioni private. Regola d’obbligo per ognuna di queste feste e’ l’abito da sera. Mentre gli uomini piu’ eleganti tirano fuori lo smoking, le donne si sbizzarriscono in una grande varieta’ di abbinamenti, talvolta azzeccati, talvolta eccessivi.
In attesa della cerimonia ufficiale d’insediamento che si terra’ martedi’ mattina, 400.000 spettatori hanno assistito domenica al concerto che ha dato il via al weekend Obama. Palco appoggiato sulla scalinata del Lincoln Memorial, laddove Martin Luther King annuncio’ al mondo “I have a dream”, il neo-eletto presidente, accompagnato dalla moglie e dalle figlie e dal vice Joe Biden con famiglia al seguito, ha seguito le performance di alcuni tra i grandi nomi della musica americana e internazionale — Bruce Springsteen, U2, Garth Brooks, Beyonce’, Mary J. Blige, Stevie Wonder, Usher — che si sono alternati sul marmo del Lincoln Memorial per rendergli omaggio.
Dopo una campagna elettorale che si e’ contraddistinta per una organizzazione perfetta, questo concerto dal titolo We Are One,

Una coppia di giovani fan di Obama
e’ stato in un certo senso deludente. L’enorme quantita’ di gente accorsa ha creato problemi all’entrata del National Mall, con indicazioni e segnaletica del tutto assenti. E il concerto in se’ — in realta’ piu’ che di un concerto, si e’ trattato di un susseguirsi di attori non sempre famosi e di interludi musicali non sempre azzeccati — e’ stato cerimonioso al punto tale da sembrare un tributo funebre piu’ che una celebrazione di gioia e speranza per l’insediamento di un nuovo presidente. In particolare va segnalata la performance di Tom Hanks che ha tenuto il microfono molto a lungo per fare un discorso dalla retorica scontata e, soprattutto, per dimostrare la propria importanza nel mondo di quelli che contano.
L’evento ha finalmente preso quota verso la conclusione, quando il cantante country Garth Brooks ha fatto cantare i 400.000 infreddoliti sulle note di American Pie, uno dei brani piu’ conosciuti della tradizione musicale americana, e quando sono saliti sul palco gli U2 per cantare Pride (in the name of love), canzone da loro scritta ricordando proprio Martin Luther King (di cui oggi, lunedi’ 19 gennaio, si festeggia il compleanno).
Al di la’ dell’aspetto kitsch, We Are One rimane una manifestazione evidente del clamore suscitato dall’elezione di Barack Obama e dell’entusiasmo popolare che questo primo presidente afro-americano sembra riuscire a ispirare. In una delle giornate piu’ fredde dell’anno, mezzo milione di americani provenienti da ogni angolo del paese, cosi’ come tanti stranieri, si sono messi in coda fin dalle prime ore del mattino per assicurarsi un posto nella storia. I ritardatari si sono accontentati con gioia di una zolla di terra a oltre mezzo miglio dal palco. La maggiorparte degli intervenuti hanno seguito l’evento sui grandi schermi installati per tutto il parco, senza vedere assolutamente nulla di quello che capitava al di fuori delle riprese fatte delle telecamere di HBO, network che ha poi ritrasmesso

Cosa non si fa per fare una foto al palco lontanissimo
il concerto in serata.
Fra gli altri ho incontrato Vanessa Cieslak, che fa la bibliotecaria alla Biblioteca del Congresso e ha portato sul Mall gli amici arrivati per l’occasione dal Massachusetts. Vanessa, che potrebbe andare in pensione gia’ da quest’anno, forse decidera’ di rimandare: “Sentendo quello che dice Obama a proposito di servire il proprio paese, comincio a pensare che forse dovrei rimanere a lavorare per il governo piu’ a lungo,” mi ha detto.
C’erano anche Laura Westmen e Margharet Farrell, giovani studentesse alla vicina George Washington University, anch’esse arrivate con il codazzo di ospiti dal Wisconsin, da Buffalo e da Boston. “E’ bellissimo vedere tutta questa gente nuova contenta di partecipare alla vita politica del paese,” ha dichiarato Laura contenta. “C’e’ questo ottimismo nell’aria, e’ davvero l’inizio di una nuova era in America,” le ha fatto eco Margharet.
FOTO ORIGINALI DI VALENTINA PASQUALI