23 Febbraio 2009

Il Pentagono non paga gli stipendi

l'esercito e' a corto di personale

l'esercito e' a corto di personale

Washington D.C. – Il Dipartimento della Difesa americano ha confessato un ritardo di ben cinque mesi nel pagamento di bonus fino a cinquencento dollari mensili dovuti a circa 13.000 soldati statunitensi che sono stati obbligati a rimanere in servizio oltre il termine stabilito del proprio arruolamento.

Il primo ottobre scorso il Congresso americano aveva approvato un’aggiunta di 72 milioni di dollari al budget del Pentagono proprio al fine di erogare queste somme. Ma dopo oltre cinque mesi, il Ministero della Difesa non ha ancora presentato un progetto che spieghi le eventuali modalita’ di pagamento.

Dal 2002 l’esercito ha utilizzato la tecnica cosidetta stop loss, che consiste nel offrire incentivi ai soldati che stanno per finire il proprio servizio, per cercare di convincere i propri elementi migliori a restare. Il Ministro della Difesa Robert Gates e’ contrario alla pratica e ha ordinato uno studio che indichi come la si possa terminare in tempi brevi e senza eccessive perdite.

12 Febbraio 2009

I fantasmi di George W. Bush

Washington D.C. – Nonostante l’aggravarsi della crisi economica e le continue difficolta’ militari in Afghanistan e Iraq, gli americani non si scordano degli errori della Presidenza Bush e vogliono una commissione d’indagine.

intercettazioni telefoniche in stile bush

intercettazioni telefoniche in stile bush

Per tutti coloro che erano convinti che le gravi condizioni in cui versa l’economia americana, assieme al sempre piu’ complicato panorama internazionale, avrebbero fatto dimenticare  gli americani di Bush, USA Today ha pubblicato giovedi’ i risultati di un sondaggio, condotto in collaborazione con Gallup, che rivelano tutto il contrario.

Circa due terzi dei cittadini americani intervistati ha dichiarato di volere un’inchiesta che faccia luce sulle accuse portate all’Amministrazione Bush sull’uso della tortura durante gli interrogatori dei sospettati di terrorismo e sull’implementazione di un programma di intercettazioni telefoniche portato avanti anche nel caso di cittadini americani e senza un mandato giudiziario. Inoltre, il 40% del campione del sondaggio circa si e’ detto favorevole a una indagine con veri e propri capi di imputazione criminale, mentre il 25% vuole che la cosa si mantenga su un livello esclusivamente politico.  Un terzo delle persone contattate da USA Today/Gallup invece sostiene che non bisognerebbe fare assolutamente nulla.

5 Febbraio 2009

La crisi economica ti salva la vita

Washington D.C. — La crisi economica in corso e il rialzo del prezzo del petrolio della scorsa gas-prices1estate potrebbero essere all’origine di un deciso calo delle vittime di incidenti stradali in America. Da  una serie di dati appena rilasciati, e ottenuti in anteprima da USA Today, pare che in almeno 42 stati dell’Unione e nel Distretto di Columbia (non sono ancora arrivati i numeri per California, Texas e Stato di New York), le morti sulle strade siano in netta diminuzione.

La media nazionale americana dal 1995 era stata tra i 41.000 e i 43.000 decessi. Il Ministro per i Traspori Mary Peters ha dichiarato in dicembre che le morti in incidenti stradali durante i primi 10 mesi del 2008 erano scese di almeno il 10%. In 25 stati il numero complessivo di morti nel 2008 avrebbe toccato cifre che non si vedevano da oltre mezzo secolo.

Le autorita’ americane rimangono cauten el attribuire questo sviluppo positivo esclusivamente al calo del numero di miglia complessivo guidato dagli americani lo scorso anno. Il fatto, pero’, che gli automobilisti a stelle e strisce abbiano perscorso in macchina 112 miliardi di miglia in meno rispetto alle medie precedenti (un calo di circa il 3,4% e decisamente superiore ai 49,9 miliardi di miglia in meno guidate durante la crisi petrolifera all’inizio degli anni settanta) deve avere perlomeno contribuito.

28 Gennaio 2009

Non dimentichiamoci delle insolvenze sui mutui casa

"Grazie a gente come voi ho perso miliardi in borsa"

"Grazie a gente come voi ho perso miliardi in borsa"

Washington D.C. -  Nell’arco del 2008, nella sola California, oltre 236.000 abitazioni sono tornate nelle mani dei creditori per via delle insolvenze sui mutui da parte dei debitori. Questa cifra e’ superiore ai dati combinati dei precedenti nove anni. Secondo altre stime, il numero di individui che, a un certo punto, ha smesso di pagare il proprio mutuo, anche solo per una rata o due, ha toccato, sempre in California, quota 404.000.

Una tendenza cominciata gia’ a inizio 2007 e causata in particolare dalla generosa elargizione di mutui subprime da parte delle banche, mista al crollo del prezzo degli immobili, oggi il problema delle insolvenze si sta estendendo a molti debitori regolari, che fino a qualche settimana fa godevano di un posto di lavoro sicuro e pienamente retribuito. Infatti l’ondata di licenziamenti che si e’ abbattuta sugli Stati Uniti gia’ da dicembre sta dando problemi anche a costoro, che hanno perso il lavoro improvvisamente o potrebbero perderlo nei prossimi mesi.

Il dramma dei tanti proprietari di casa che si sono visti sbattere fuori dalla propria abitazione dovrebbe essere affrontato nel pacchetto di stimolo economico da 825 miliardi di dollari che il neo-Presidente Obama ha presentato martedi’ ai repubblicani della Camera, nel tentativo di conquistarsi un consenso bipartisan in favore del disegno di legge.  La Camera dovrebbe approvare la proposta di legge oggi, per poi passarla al Senato. E sara’ proprio al Senato che si avra’ un’idea migliore dell’aspetto finale che la proposta di legge assumera’. Si vedra’ allora quanto del budget governativo sara’ destinato alle grandi aziende e alle societa’ finanziarie di Wall Street e quanto invece arrivera’ nelle tasche delle famiglie americane in crisi.

27 Gennaio 2009

Lunedi’ nero

Licenziamenti in massa

Licenziamenti in massa

Washington D.C. – Lunedi’ nero per il mercato del lavoro, negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Secondo il Washington Post, in America si sarebbero persi 55.000 posti di lavoro. Il New York Times offre una  stima globale sulle 75.000 unita‘. Il conto complessivo per il mese di gennaio sale, secondo i calcoli del Los Angeles  Times, a 187.550 posti di lavoro tagliati, oltre il doppio dei dati registrati lo scorso gennaio 2008. E le cose non sembrano avviarsi verso un miglioramento. USA Today riporta che un gruppo di economisti ha previsto che altre 3 milioni di persone perderanno il lavoro entro la fine dell’anno.

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22 Gennaio 2009

Misurando il cambiamento

obamachange0meterWashington D.C. – Barack Obama ha fatto della promessa di cambiamento politico la piattaforma della propria campagna elettorale, e ora della propria presidenza. Di conseguenza, il suo agire verra’ giudicato sulla base proprio di quanta e quale novita’ sapra’ introdurre nella politica di Washington.

Per seguire i progressi che il Presidente Obama fara’ nel campo del cambiamento, il magazine online Slate ha lanciato il Change-O-Meter, ovvero il Cambiamentometro.

Seguendo di giorno in giorno le decisioni prese dall’Amministrazione, Slate attribuira’ punti a Obama per quelle mosse che rappresntano una ventata di aria fresca e glieli togliera’ qualora Barack inciampasse in vecchi modi di fare politica.

Eccovi il link al Change-O-Meter aggiornato al 21 gennaio…Per ora, fra il decreto per la chiusura di Guantanamo, la sospensione di ogni aumento di stipendio per lo staff della Casa Bianca che guadagni piu’ di 100.000 dollari l’anno, e una riunione indetta con i comandanti delle forze armate per discutere un piano di ritiro militare dall’Iraq, Obama sta facendo piuttosto bene…Ma siamo solo all’inizio, letteralmente.

22 Gennaio 2009

Le fotografie piu’ belle

Washington D.C. – Consiglio vivamente a tutti i lettori di visitare questo link. Potete trovarvi alcune delle piu’ belle foto della cerimonia di insediamento del Presidente Barack Obama, scattate a Washington, ma anche nel resto d’America e del mondo.

Il giuramento di Obama

Il giuramento di Obama, Chuck Kennedy-Pool/Getty Images


21 Gennaio 2009

Il Presidente Obama

Washington D.C. – E infine ce l’ha fatta. In una giornata di sole, ma dal freddo pungente, Barack Obama e’ diventato oggi ufficialmente il 44imo presidente degli Stati Uniti, davanti a una folla entusiasta calcolata tra il milione e i due milioni di persone.

Americani di ogni origine e provenienza hanno letteralmente sopportato ogni genere di privazione, e una organizzazione che ha decisamente lasciato a desiderare, per essere presenti sul National Mall nel momento in cui Barack Hussein Obama giurava sulla Bibbia di Lincoln la propria fedelta’ alla nazione.

Gia’ la prima metropolitana della mattina, con partenza alle 4, era stracolma di gente, mentre migliaia di altri pellegrini riempivano le strade di Washington ben prima del sorgere del sole. Con temperature decisamente sotto zero, e un vento malvagio, i molti maglioni infilati uno sopra all’altro e i molteplici calzetti, non sembravano riscaldare nessuno. In una ripetizione del concerto di domenica al Lincoln Memorial, la completa mancanza di segnaletica stradale che indicasse alla gente dove dovesse incanalarsi a seconda dei vari tipi di biglietti ricevuti ha portato molti a lunghe attese invano nelle file sbagliate. Non c’era praticamente nessun luogo in cui si potesse acquistare una bottiglietta d’acqua o un pezzo di pane, e, per grandi tratti del National Mall, non si si trovava un gabinetto chimico nemmeno a pagarlo. Piu’ di una persona e’ svenuta per ipotermia e malori vari e ha dovuto lasciare l’evento prima della conclusione, dopo aver perdurato una lunghissima attesa.

Eppure, nonostante le difficolta’, un pubblico gioioso di giovani e vecchi, donne e uomini, dai mille colori e dalle mille fedi religiose, non ha smesso per un attimo di godere dell’opportunita’ di partecipare in prima persona a questo pezzo importante di storia americana. E alla conclusione del discorso del nuovo Presidente Obama, tutti all’unisono hanno riconosciuto che ne era valsa la pena, della alzataccia mattutina, dei piedi doloranti, delle dita congelate, e delle lunghe code.

Va sottolineato che il pubblico si e’ comportato in maniera davvero esemplare. L’atmosfera di ottimismo, energia e collaborazione che ha regnato per tutto il corso della giornata, un’atmosfera in cui pochi provavano a saltare la fila e in cui tutti hanno atteso con pazienza e gentilezza che ogni momento della giornata arrivasse a compimento, ha permesso a questa cerimonia di diventare davvero una grande festa.

E Obama ha ringraziato con classe, con un discorso di poca retorica e molta sostanza, sobrio per via delle circostanze in cui la sua presidenza comincia – tra la crisi ecomica e le guerre in Iraq e Afghanistan – e volto a invitare tutti i milioni di  cittadini presenti a rendere servizio alla nazione e a impegnarsi per il bene comune con un rinnovato entusiasmo. Barack Obama, accompagnato dalla moglie Michelle e dalle figlie Malia e Sasha, ha anche ringraziato la folla in delirio percorrendo a piedi alcuni tratti della parata che lo ha portato dal Campidoglio alla Casa Bianca, e lasciandosi andare a sorrisi che parevano di sincera emozione, ma anche di vera soddisfazione.

Questa sera i grandi gala e domani l’Amministrazione Obama si mette davvero al lavoro. George W. Bush e’ gia’ in Texas, partito in elicottero durante la mattinata e salutato dai fischi del pubblico. Intanto il nuovo sito della Casa Bianca e’ gia’ online (www.whitehouse.gov) con un aspetto nuovo e ringiovanito e il primo blog della storia presidenziale.

19 Gennaio 2009

Weekend Obama

La folla assiepata sul National Mall

La folla assiepata sul National Mall

Washington D.C. – Sono cominciati durante il weekend i festeggiamenti per l’insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca. La quattro giorni festiva ha travolto la capitale federale americana gia’ da venerdi’ sera, quando le strade di Washington si sono riempite di gente, molti residenti e migliaia di visitatori, che hanno preso d’assalto ristortanti, bar e i tanti gala organizzati in onore del 44imo presidente degli Stati Uniti.

Solo 10 di questi gala sono considerati ufficiali e si terranno tutti contemporaneamente martedi’ sera per un ristretto gruppo di ospiti di eccellenza. Obama e la moglie Michelle sono attesi a tutti e dieci e potrebbe capitargli quello che accadde nel 1992 a Bill Clinton, quando assieme a Hillary, dovette ballare la stessa canzone ad ognuna delle feste a cui era stato invitato.

Altre feste di gala non ufficiali, pero’, si sono tenute in giro per la citta’ proprio a partire da venerdi’ sera,  ad esempio quelle organizzate dal Huffington Post, da The New Republic, da DC for Obama, dal magazine afro-americano The Root, da alcune delle organizzazioni che rappresentato i cinquanta stati dell’unione qui a Washington e, sopratutto, in decine e decine di abitazioni private. Regola d’obbligo per ognuna di queste feste e’ l’abito da sera. Mentre gli uomini piu’ eleganti tirano fuori lo smoking, le donne si sbizzarriscono in una grande varieta’ di abbinamenti, talvolta azzeccati, talvolta eccessivi.

In attesa della cerimonia ufficiale d’insediamento che si terra’ martedi’ mattina, 400.000 spettatori hanno assistito domenica al concerto che ha dato il via al weekend Obama. Palco appoggiato sulla scalinata del Lincoln Memorial, laddove Martin Luther King annuncio’ al mondo “I have a dream”, il neo-eletto presidente, accompagnato dalla moglie e dalle figlie e dal vice Joe Biden con famiglia al seguito, ha seguito le performance di alcuni tra i grandi nomi della musica americana e internazionale — Bruce Springsteen, U2, Garth Brooks, Beyonce’, Mary J. Blige, Stevie Wonder, Usher — che si sono alternati sul marmo del Lincoln Memorial per rendergli omaggio.

Dopo una campagna elettorale che si e’ contraddistinta per una organizzazione perfetta, questo concerto dal titolo We Are One,

Una coppia di giovani fan di Obama

Una coppia di giovani fan di Obama

e’ stato in un certo senso deludente. L’enorme quantita’ di gente accorsa ha creato problemi all’entrata del National Mall, con indicazioni e segnaletica del tutto assenti. E il concerto in se’ — in realta’ piu’ che  di un concerto, si e’ trattato di un susseguirsi di attori non sempre famosi e di interludi musicali non sempre azzeccati — e’ stato cerimonioso al punto tale da sembrare un tributo funebre piu’ che una celebrazione di gioia e speranza per l’insediamento di un nuovo presidente. In particolare va segnalata la performance di Tom Hanks che ha tenuto il microfono molto a lungo per fare un discorso dalla retorica scontata e, soprattutto, per dimostrare la propria importanza nel mondo di quelli che contano.

L’evento ha finalmente preso quota verso la conclusione, quando il cantante country Garth Brooks ha fatto cantare i 400.000 infreddoliti sulle note di American Pie, uno dei brani piu’ conosciuti della tradizione musicale americana, e quando sono saliti sul palco gli U2 per cantare Pride (in the name of love), canzone da loro scritta ricordando proprio Martin Luther King (di cui oggi, lunedi’ 19 gennaio, si festeggia il compleanno).

Al di la’ dell’aspetto kitsch, We Are One rimane una manifestazione evidente del clamore suscitato dall’elezione di Barack Obama e dell’entusiasmo popolare che questo primo presidente afro-americano sembra riuscire a ispirare. In una delle giornate piu’ fredde dell’anno, mezzo milione di americani provenienti da ogni angolo del paese, cosi’ come tanti stranieri, si sono messi in coda fin dalle prime ore del mattino per assicurarsi un posto nella storia. I ritardatari  si sono accontentati con gioia di una zolla di terra a oltre mezzo miglio dal palco. La maggiorparte degli intervenuti hanno seguito l’evento sui grandi schermi installati per tutto il parco, senza vedere assolutamente nulla di quello che capitava al di fuori delle riprese fatte delle telecamere di HBO, network che ha poi ritrasmesso

Cosa non si fa per fare una foto al palco lontanissimo

Cosa non si fa per fare una foto al palco lontanissimo

il concerto in serata.

Fra gli altri ho incontrato Vanessa Cieslak, che fa la bibliotecaria alla Biblioteca del Congresso e ha portato sul Mall gli amici arrivati per l’occasione dal Massachusetts. Vanessa, che potrebbe andare in pensione gia’ da quest’anno, forse decidera’ di rimandare: “Sentendo quello che dice Obama a proposito di servire il proprio paese, comincio a pensare che forse dovrei rimanere a lavorare per il governo piu’ a lungo,” mi ha detto.

C’erano anche Laura Westmen e Margharet Farrell, giovani studentesse alla vicina George Washington University, anch’esse arrivate con il codazzo di ospiti dal Wisconsin, da Buffalo e da Boston. “E’ bellissimo vedere tutta questa gente nuova contenta di partecipare alla vita politica del paese,” ha dichiarato Laura contenta. “C’e’ questo ottimismo nell’aria, e’ davvero l’inizio di una nuova era in America,” le ha fatto eco Margharet.

FOTO ORIGINALI DI VALENTINA PASQUALI

19 Gennaio 2009

Bruce Springsteen e Pete Seeger chiudono il concerto in onore di Obama con un classico folk americano